LA PERSONA AL CENTRO DELLA POLITICA

Di seguito l’intervento tenuto dall’on. Michela Vittoria Brambilla, ministro del Turismo, alla scuola di formazione di Gubbio, l’11 settembre 2009:


“Cari amici, è stata davvero una buona scelta quella di ispirare questo nostro incontro ad una figura straordinaria come quella di Don Baget Bozzo. Perché Don Gianni, muovendosi per tutta la sua vita controcorrente, fedele ad una visione laica della vita politica che doveva essere guidata – secondo l’insegnamento di Tommaso d’Aquino – dalla  ragione e non dalla convenienza, ci ha indicato quanto sia importante mettere la persona al centro di ogni scelta politica.
Ricordo in un suo articolo di qualche anno fa una citazione che mi colpì molto. Era una frase di Ireneo di Lione che diceva: “Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventi Dio”.   
In questa semplice affermazione c’è tutta la forza dell’uomo di fede, ma anche quella del politico laico che sa dare un senso elevato alla sua missione. E cioè: stiamo lavorando per l’uomo, per innalzarlo verso una condizione più alta, che esalti la sua aspirazione divina. Che non lo trascini verso il basso, nell’inferno dell’intolleranza, della violenza, della mancanza di libertà.
Don Gianni fu un irriducibile anticomunista in tempi – parlo degli ultimi decenni del secolo scorso – in cui non era facile esserlo. Tutta la cultura dominante e anche larghi settori del mondo cattolico, erano irresistibilmente attratti da quella sirena. 
Ecco, quindi, il grande insegnamento che ci viene da lui e di cui dobbiamo fare tesoro.
Nel vivere la dimensione della politica, ci sono delle vie maestre che ci indicano il cammino verso una Stella Polare che non dobbiamo mai perdere di vista. Se perdiamo quella bussola che ci guida nella direzione del rispetto e dalla valorizzazione della libertà dell’uomo, nel rispetto delle leggi, la politica diventa un vuoto gioco di chiacchiere, di convenienze, un palcoscenico dove esibire il proprio personale potere. 
Penso che mai come in questo momento, da parte di chi fa politica, si imponga una seria riflessione  su quello che sia oggi  lo stato della nostra democrazia. Non solo per capire quali siano le sue  forme di  applicazione, ma anche per analizzare meglio come esse vengano oggi realmente percepite e vissute dai cittadini.
Sono davvero molti i filosofi e gli storici che hanno insistito sugli indissolubili legami che dovrebbero sempre esistere fra istituti democratici e centralità della persona.
Principio fondante di una democrazia è, infatti, quello di tutelare la libertà del singolo individuo che però, a sua volta, deve rispettare leggi e norme che possano garantire eguali diritti anche a tutti gli altri cittadini. Altrimenti la democrazia perde di significato e  la centralità della persona diventa sopraffazione.
Se ho ritenuto di fare questa premessa, è perché sono fermamente convinta che questo Paese viva ancora oggi una democrazia che definirei  per certi versi “incompiuta” . Sarebbe troppo lungo fare il processo al passato. È evidente però che per molti decenni la classe dirigente del nostro Paese, per motivi forse storicamente in qualche misura anche comprensibili (pesante arretratezza di gran parte delle strutture dello Stato ereditate dal regime, esasperate conflittualità  ideologiche, ma anche talvolta scarse attitudini, se non addirittura manifeste incapacità di chi gestiva la macchina pubblica)  non è riuscita a realizzare un sistema di riforme. Riforme necessarie per costruire una democrazia che desse sostanza proprio a quel principio di centralità della persona che, da un lato, sceglie i propri rappresentanti nelle Istituzioni e si impegna all’osservanza delle leggi ma, dall’altro, ha anche diritto di vivere in un Paese che gli consenta libertà di espressione, oltre a servizi e strutture che garantiscano il suo benessere.
Se parlo di democrazia incompiuta, è perché molte di queste garanzie al cittadino devono essere ancora date.
Se, nelle ultime elezioni politiche, una così larga parte dei cittadini ha votato per noi, è perché essa non ha ormai più alcuna fiducia sulla possibilità che un certo tipo di schieramento politico, quello che per decenni, fra mille travestimenti e compromessi, ha tentato senza riuscirci di  gestire questo Paese,  realizzi quelle riforme che sono ormai indispensabili per una democrazia moderna e appunto “compiuta”, che assolva ai suoi doveri nei confronti del cittadino.
E non sapendo più a cosa attaccarsi pur di riguadagnare un po’ del suo vecchio potere, ecco che questa ormai chiaramente sconfitta opposizione cerca di denigrare in ogni modo, sul piano personale ovviamente, perché altri argomenti evidentemente ormai non ne possiede più, chi è deciso ad andare davvero, ad ogni costo, nella direzione necessaria all’Italia e agli italiani.
Non credo però che siano ancora molti i cittadini e gli elettori  disposti  ad accettare questo tipo di, chiamiamolo pure così,  “confronto politico”.
La calunnia sarà pure un nefasto venticello, ma credo che a ben altre cose oggi i cittadini intendano prestare orecchio: ai fatti che questo governo sta producendo, per cominciare a garantire meglio la vita e la libertà degli italiani.
Io credo che quello che insieme abbiamo fatto dal momento in cui abbiamo vinto le elezioni sia qualitativamente e quantitativamente di indubbia importanza. Abbiamo garantito all’Italia un maggioranza solida che ha permesso e permette di governare, di procedere in quella direzione di riforme che renderanno questo stato moderno ed efficiente, che guardano alla tutela dei diritti e del benessere dei cittadini quale punto prioritario. E, al tempo stesso, è nato il Popolo della Libertà, oggi pilastro del governo e più grande partito italiani. Si riconosce in noi il 40 per cento degli elettori e certamente essi avranno modo di rendersi conto di quanto la loro fiducia sia ben riposta. La nostra responsabilità è grande: cari amici, insieme, dobbiamo tradurre in fatti il cambiamento di cui siamo portatori e dobbiamo farlo oggi. Dal 27 marzo molto lavoro è stato compiuto. La strutturazione del partito, se pur non sia ancora completa, è avvenuta. Ora, a noi, il compito di riempire ogni giorno di contenuti questo grande Pdl, perché proprio dal partito arrivi un costante apporto che sia  stimolo al lavoro del governo e del parlamento. E quando parlo del partito mi riferisco ai nostri gruppi parlamentari come alle nostre strutture territoriali come ai nostri attivisti che sono sul territorio, tra la gente.
Dobbiamo essere il primo partito italiano sui grandi temi di spessore nazionale, così come dobbiamo essere il primo partito italiano anche sui piccoli temi locali, in ogni più piccolo comune italiano. Amici, ora il Pdl  ha bisogno di tutti noi per strutturarsi secondo i principi che ci ispirano. Siamo noi che dobbiamo costruirlo secondo le logiche ed i valori che ricerchiamo. Condivisione, democrazia di partito, se ne è parlato nella giornata di ieri: bene, il Pdl sarà proprio come noi faremo in modo che sia. Un partito dalla parte dei cittadini, che registra, ascolta e segue la voce della gente, del popolo della liberta.
Date queste premesse, ciascuno di noi deve saper svolgere coerentemente e con tutta l’energia di cui dispone il proprio compito, tenendo sempre d’occhio la Stella Polare che ci guida e che in una cultura liberale significa il rispetto e la crescita della persona.
Da parte mia posso garantirvi che eserciterò l’importante mandato che il presidente Berlusconi mi ha conferito con l’incarico di responsabile nazionale del movimentismo del Pdl, organizzando  una divisione di attivisti di supporto alle strutture territoriali del partito che sia in mezzo alla gente e possa fedelmente riportarne i sentimenti, le aspettative, le istanze. Così che esse siano di stimolo quotidiano per il nostro lavoro di governo. E perché la distanza tra i palazzi della politica ed il Paese, che ha caratterizzato il precedente governo, diventi solo un vago ricordo. Una divisione movimentista ben strutturata rappresenta un importante opportunità per un grande partito di restare attaccato al territorio.
E l’altro grande compito che mi è stato affidato dal presidente, e del quale sono pure molto orgogliosa, è quello di valorizzare l’Italia facendola conoscere a tutti, promuovendo il turismo nazionale e internazionale. Abbiamo sotto gli occhi, e troppo spesso non ce ne rendiamo conto, uno straordinario patrimonio che non ha uguali nel mondo. Un patrimonio figlio della storia e del genio italiano che ci viene da secoli di lavoro, di creatività infinita, di amore per la bellezza e per la vita. Abbiamo cultura, natura, arte, storia. Pensiamo al nostro Rinascimento, con l’umanesimo, che ha messo appunto l’uomo, la persona, al centro dell’Universo. E pensiamo alle nostre radici cristiane, alla nostra storia cattolica: io intendo dare un grande impulso al nostro turismo religioso con tutte le straordinarie eccellenze che l’Italia possiede. Perché il turismo religioso rappresenta anche esso una grande forma di divulgazione delle nostre radici e dei nostri valori cattolici, che dobbiamo orgogliosamente difendere e fare conoscere al mondo intero.
E poi dobbiamo sempre ricordare che il turismo è un indicatore della salute del nostro pianeta e del Paese in cui abbiamo la fortuna di vivere. Dove il turismo va bene, significa che lì prevale pace e benessere, dove va male vuol dire che queste condizioni non ci sono. 
La fortuna del turismo nasce dall’ incontro tra due poli complementari: da una parte il desiderio di conoscere, di viaggiare, di arricchirsi con nuove conoscenze, dall’altra la cultura dell’accoglienza, la capacità di aprire la nostra casa a chi viene in pace nel rispetto delle nostre radici. L’Italia, con la sua secolare vocazione ad accogliere pellegrini  da tutta Europa, ha nel suo dna un’attitudine naturale all’ospitalità e all’accoglienza.
Voglio infine ricordare a tutti che nella nostra visione della politica non  basta sottolineare la centralità della persona. C’è un’altra parola chiave che deve ispirare l’etica del nostro lavoro. Questa è parola è “civiltà”. Che è il rapporto tra la persona e tutto ciò che la circonda. Un rapporto costante, basato sul rispetto dell’ambiente – aria, acqua, animali, paesaggio – sulla consapevolezza culturale della nostra storia, sulla vocazione a conservare, valorizzare e difendere quel grande tesoro di bellezza e di ingegno che è il nostro Paese.
Da questi valori si misura la civiltà di un popolo.
Sono questi valori che stanno alla base della crescita delle nuove generazioni.
Sono questi valori che scuola, famiglia, il nostro partito e il Governo devono insegnare e sostenere.
Sono questi valori  che terremo costantemente presenti nel nostro impegno pubblico e privato”. 

LA PERSONA AL CENTRO DELLA POLITICAultima modifica: 2009-10-05T13:15:00+02:00da mottolanico
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