Il Commento

TUTTI SI DISSOCIANO NESSUNO SANZIONA

di Nico Mottola

 

Il vero problema della vita non è parlare o straparlare di questo o di quello, lasciando poi le cose possano continuare ad andare come debbono andare. Il vero problema di oggi in Italia è avere il coraggio di assumersi la responsabilità di una decisone, il peso morale e sociale di stabilire cosa bisogna fare e poi, naturalmente,di farlo.

Ciò è tanto più vero in situazione  di particolare tensione politica come quella che stiamo vivendo in questo anni.

Ci sono dirigenti scolastici che, in aperta opposizione alle direttive del ministro della Pubblica Istruzione, non hanno fatto osservare il minuto di raccoglimento per i nostri caduti di kabul? Poco male: è sufficiente prendere le distanze e denunciare l’accaduto come inammissibile o inaccettabile e tutto tornerà a posto.

Ci sono parroci che, dando prova più che di santità, di agonismo politico di sinistra debitamente nutrito di ideologia vetero marxista, osano pubblicare bollare quei poveri ammazzati come “mercenari”? Poco male: basterà affermare in pubblico che non si condividono le opinioni espresse da cui ci si dissocia in quanto esse sarebbero, come sempre, inammissibili ed inaccettabili e tutto tornerà a posto.

Ci sono donne islamiche che impunemente passeggiano per le strade delle principali città italiane coperte del “burqua”, vale a dire in aperta e perpetua violazione delle norme di pubblica sicurezza che proibiscono di frequentare luoghi pubblici tanto travisati da risultare irriconoscibili? Poco male: sarà bastevole stigmatizzare moralmente e socialmente questo costume, definendolo inaccettabile e inammissibile e tutto tornerà a posto.

Ed invece, purtroppo, nulla tornerà davvero a posto. In nessuno di questi casi, infatti, chi di dovere, cioè chi avrebbe il preciso dovere di intervenire per sanzionare questi comportamenti – secondo l’ordinamento di ciascuno – ritiene di dover fare il necessario. Nulla di particolare, ovviamente: si tratterebbe soltanto di mettere in funzione le norme più elementari dell’ordinamento scolastico, di quello canonico, di quello di pubblica sicurezza. E si tratterebbe inoltre di dare attuazione a quelle specifiche previsione normative che prevedono, come già detto, le sanzioni.

Ora, in Italia, si dà il caso che soltanto il parlare di sanzionare qualcuno o qualcosa fa venire l’orticaria praticamente a tutti, soprattutto agli esponenti, politici della sinistra.

E, da un certo punto di vista, è ovvio che sia così: chi (come la cultura di sinistra) ritiene che tutto sia relativo e che una verità non esista, è naturalmente portato ad escludere che si possa sanzionare qualcuno, per il semplice motivo che egli nega anche ogni forma di responsabilità personale, dissolvendo tutto nell’anonimato della società, colpevole di ogni nefandezza (come predicavano negli anni settanta i maestri del pensiero progressista). Ne viene allora come effetto indotto l’assenza di ogni desiderio di sanzionare, perché la sanzione stessa ha perso ogni significato morale e sociale (per il motivo che una verità della morale  e della società non c’e’). Perciò,  nessuno decide, nessuno giudica, nessuno sanziona; ma ciascuno si limita a dissociarsi, a stigmatizzare, a prendere le distanze.

Lentamente, ma con inesorabile metodicità, questo sistema conduce alla dimenticanza di ogni legame sociale e umano, perché se chi dovrebbe intervenire in virtù di un suo specifico ruolo istituzionale evita di farlo, allora nessuno è più sicuro di nulla  e ciascuno farà come meglio gli pare. Eppure, non ci vuole molto: basterebbe che i Provveditori scolastici facessero il loro mestiere; i vescovi prestassero più attenzione ai guasti prodotti dalle fantasie dei parroci; i Questori ricordassero agli agenti operanti sul territorio che la legge vale per tutti: anche per gli islamici. E pretendere troppo?

Il Commentoultima modifica: 2009-09-27T01:18:30+02:00da mottolanico
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