DECRETO ANTICRISI: Le misure anticrisi sono efficaci

Il decreto votato ieri dalla Camera e che oggi inizia il suo iter al Senato per la seconda lettura è una legge finanziaria (contiene minime correzioni dei conti pubblici del prossimo anno) ma soprattutto mette a disposizione del sistema produttivo e delle famiglie più di 11 miliardi di euro. Con questa cifra, le risorse mosse dal governo in chiave anti-crisi arrivano a 65 miliardi di euro, come indica uno studio de Il Sole 24 Ore: 130 mila miliardi di vecchie lire.
Nel provvedimento, ancora una volta, il governo mette al primo posto chi soffre (o soffrirà) gli effetti negativi della crisi: le persone. E per attutirne gli effetti crea le condizioni affinché le imprese trattengano in fabbrica gli operai.
Lavoro. In primo luogo, il decreto allunga a 24 mesi la durata della cassa integrazione straordinaria (quella che scatta nei casi di crisi aziendale). Non solo. Fa diventare l’assegno di cassa integrazione un capitale che può essere usato sia dall’azienda sia dal lavoratore. Per esempio, viene defiscalizzato il costo di un lavoratore all’azienda che non licenzia.
Nella sostanza viene “girato” all’impresa l’ammontare della cassa integrazione che lo Stato avrebbe corrisposto al lavoratore. In tal modo, le aziende conserverebbero in fabbrica gli operai che potrebbero seguire corsi di formazione e riqualificazione.
Al tempo stesso, l’operaio che entra nelle liste di cassa integrazione può chiedere che lo stesso ammontare della cig pagata dallo Stato gli venga “girato” in un’unica soluzione (anziché mese per mese),così da avere capitale iniziale per avviare una propria attività.
A sostegno dei precari, poi, due interventi. Il primo: vengono aumentate le risorse per quei lavoratori “a progetto” allontanati e per i quali è prevista un una tantum. La seconda: ai precari del pubblico impiego viene riservato il 40 per cento dei posti nei concorsi pubblici che saranno banditi a partire dal prossimo anno.
Le misure a sostegno di chi perde il lavoro, ancora una volta, tendono ad anticipare i fenomeni macroeconomici futuri. In autunno, infatti, sono attesi due effetti solo in apparenza in contraddizione tra loro. Da una parte gli effetti della crisi si trasferiranno sui livelli occupazionali (da qui l’irrobustimento delle misure a tutela di chi perde il posto di lavoro), dall’altra si inizieranno a percepire i primi sintomi della ripresa. E proprio per favorire le imprese, il governo introduce un forte pacchetto di stimolo all’economia.
Aziende. Vuoi per le ristrettezze del credito, vuoi per il calo dei consumi, le imprese soffrono crisi di liquidità. Da qui, la scelta del governo di accelerare i pagamenti della pubblica amministrazione nei confronti delle aziende fornitrici. Nella sostanza sono più di 3 miliardi di euro i debiti dello Stato che verranno rimborsati.
Non solo. Proprio perché il provvedimento è destinato a mettere le imprese nelle migliori condizioni di agganciare i refoli della ripresa, è prevista la detassazione degli investimenti in apparati produttivi. In tal modo, le aziende italiane saranno nelle condizioni di migliorare e diversificare le produzioni e pronte alla nuova concorrenza che scatterà ad inizio del prossimo anno con la ripresa dei consumi e dei commerci mondiali. In questo segno, va anche la defiscalizzazione degli aumenti di capitale fino a 500 mila euro. Sempre in vista di mettere le aziende in grado di sprigionare le proprie potenzialità internazionali, il decreto fa anche nascere Export-banca. Nella sostanza viene creato un organismo che mette in collaborazione le esperienze della Cassa depositi e prestiti e della Sace (entrambe controllate dal ministero dell’Economia) destinato a dare supporto alle imprese che esportano.
Anti-evasione. Sulla scia di quanto deciso al G20 di Londra e del G8 dell’Aquila, il governo intensifica la lotta contro i paradisi fiscali. D’ora in avanti, gli italiani che detengono attività finanziarie ed investimenti in quei Paesi che non rispettano le regole Ocse sulla fiscalità vengono considerati alla stregua di chi sottrae redditi e capitale al Fisco. In altre parole, quelle attività finanziarie e quegli investimenti in paesi considerati “paradisi fiscali” verranno trattati dal Fisco italiano come proventi sottratti a tassazione; e, quindi, considerati frutto di evasione fiscale.
Speculare a questa misura, si inserisce la possibilità concessa dal governo a questi italiani di “sanare” la loro posizione tributaria con lo “scudo fiscale”. Vale a dire, che quei contribuenti che hanno attività finanziarie ed investimenti all’estero ed intendono dichiararli all’Erario – invece di dichiararli automaticamente evasori fiscali – possono regolarizzare la loro posizione pagando un’aliquota del 5% sul valore delle proprietà non detenute in Italia.
Oro. Il decreto contiene anche la norma he dà autorizzazione al governo di tassare le plusvalenze auree. L’ultima volta che le riserve d’oro della Banca d’Italia sono state tassate risale al 2002. E comunque la misura non riguarda la quota di riserve destinata alla Banca centrale europea. La quantità di plusvalenze da sottoporre a tassazione, però, dovrà essere definito dalla banca centrale; e solo dopo autorizzazione della Bce.
Fin qui, le grandi linee del provvedimento. Per accelerare i tempi, il decreto non verrà modificato durante il dibattito parlamentare a Palazzo Madama. Tuttavia, il governo è intenzionato a presentare un nuovo provvedimento per modificare alcune misure
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DECRETO ANTICRISI: Le misure anticrisi sono efficaciultima modifica: 2009-08-01T13:14:00+02:00da mottolanico
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