A proposito di “MERITOCRAZIA”

3b64d82b9bafefafcc8f49948c506dca.jpgUna bella riflessione insieme ad una proposta della esperienza del mio grande e prezioso collaboratore Gioacchino Miceli dipendente della REGIONE PUGLIA

sono un pubblico dipendente degli EE.LL. che quando sente parlare di “meritocrazia” viene preso da “voglie omicide” che fortunatamente finora ha ben controllato (forse per il tipo di educazione ricevuta o per “masochismo” latente che gli impedisce  di essere violento).

Lavoro in un Ente in cui vige il “Ruolo Unico”, aberrazione burocratica che “autorizza” l’occupazione di posti sbagliati a persone incompetenti, altro che specializzazione, merito ed amenità del genere. Il problema è che il titolo di studio, elemento discriminante ai fini della carriera, di per se ed indipendentemente dalle mansioni realmente svolte, permette a chi è laureato in qualsiasi materia, a prescindere, di diventare un Dirigente, pur non capendo nulla della materia su cui opera. Faccio un esempio per chi non è addentro a queste alchimie: un laureato in filosofia viene posto alla dirigenza del Settore Ragioneria pur non essendo in grado, a volte, di fare la somma di due piu’ due e pur non avendo mai visto un Bilancio, nemmeno condominiale. Immaginatevi l’entusiasmo del ragioniere (appena diplomato) che deve essere subalterno pur dovendo svolgere, a tutti gli effetti, il lavoro per cui viene pagatoli superiore.E si, alla fine del mese la Laurea conta assai, durante lo stesso periodo non serve a niente, . Questo porta, fra l’altro, a giustificare il ricorso (mai gratis naturalmente) alle “consulenze esterne” che pesano notevolmente sui Bilanci degli Enti.

Vogliamo parlare anche dei famigerati “premi incentivanti la produttività”? Altra vergogna italiana: al di là delle enunciazioni di principio, in realtà, il “monte” stabilito viene ugualmente (ma non in maniera “equa”) diviso fra tutti i dipendenti in base alla qualifica funzionale (ex livello), sia che trattasi di onesto lavoratore che di fannullone.

Stendiamo un velo pietoso sugli “straordinari” assegnati quanto meno in maniera catodica ed autorizzati, nella migliore delle ipotesi , per garantire a qualcuno l’arrotondamento dello stipendio e qui mi fermo per carità di Patria.

Come si puo’ subito notare il problema scaturisce da un vizio di origine: la retribuzione e la carriera sono determinati da principi astratti basati sulla falsa uguaglianza tra Pubblici dipendenti di pari livello e dalla chiusura delle promozioni se non in base a concorsi interni (per lo più “truccati” o “generalizzati”) che non tengono per niente conto delle diversità di attitudini e di spirito di abnegazione (scusate l’uso di un termine obsoleto).

Certo, sulla carta esistono i cosiddetti “Nuclei di valutazione”demandati alla verifica ma che, di fatto hanno poco potere reale di incidenza e di controllo per cui si riducono ad essere ulteriori “apparati burocratici” di dubbia utilità. Essi si limitano infatti alla lettura di periodiche relazioni sull’operato dei singoli Uffici e/o Settori predisposte dai Responsabili degli stessi ed enfatizzati ad arte per non fare “brutte figure”. Ammettendo che tutto cio’ che viene scritto sia corrispondente alla verità, quando mai si è indicato chi ha effettivamente contribuito alla realizzazione dei “progetti” predisposti distinguendolo da chi se ne è disinteressato completamente? Posso assicurare che il 99% dei dipendenti risulta aver collaborato al 100%

La maggiore giustificazione per gli “scansafatiche”  è lo stipendio ritenuto basso. Nessuno che pensi a coloro che, comunque, non hanno nemmeno quello, specie al Sud. Posso anche assicurare che il dipendente di un Ente Pubblico è il primo a criticare, senza vergogna, il “collega” di un altro Ente. Se, per esempio, l’impiegato comunale o Regionale diventa “ utente” di un ospedale o dell’Ufficio Postale si trasforma nel piu’ intransigente”moralista” nei confronti degli altri.

Cosa dire, inoltre, di quelli che con notevole faccia tosta vengono chiamati “Corsi di Formazione o aggiornamento del personale”? Nella maggior parte dei casi vengono “frequentati”dai “raccomandati” (i migliori e qualificanti) ed i restanti (meno appetibili) dai “poveri cristi”. Quasi tutti si riducono a qualche lezione di poche ore a livello teorico che non aggiungono nulla alla preparazione del partecipante. Sono in pratica solo delle ore in meno di lavoro in ufficio o delle “gite” autorizzate (e retribuite) che rimandano alla buona volontà individuale lo utilizzo in campo concreto. Naturalmente chi ha  organizzato i corsi è interessato  solo alla riscossione della quota versata per ogni partecipante dell’Amministrazione ed un “Attestato d frequenza” non lo nega a nessuno.

A questo punto preferisco fermarmi altrimenti mi creo troppi nemici anch tra i colleghi  purtroppo con costoro devo convivere.

Per fortuna anche tra loro c’e’ brava gente, specie tra le qualifiche  più basse e con lo stipendio ingiustamente più “esile” Poveretti, sono pure costretti ad essere iscritti ad un sindacato che gli riduce regolarmente il già misero introito mensile trattenendosi una quota non certamente irrisoria, specie per chi non riesce veramente a raggiungere la fine del mese se non privandosi anche del necessario.

Soluzione? Dare maggiore potere ai Nuclei di Valutazione che devono essere però composti da cittadini utenti scelti con criteri obiettivi e sorteggiati (meglio ancora) tra quanti ne dichiarano la disponibilità a partecipare. Tale reclutamento deve essere effettuato a seguito di bando e la prestazione retribuita a “gettone”. In tale maniera,  senza maggiori oneri per l’Amministrazione (gli attuali componenti, infatti non lo fanno gratis), si otterrebbe un controllo reale del “popolo contribuente”; assicurato, fra l’altro dalla possibilità di eventuali ispezioni a “sorpresa” e prevedendo anche “proposte” di provvedimenti disciplinari. L’importante è che di tali organismi non facciano parte Associazioni o Sindacati di categoria. A questi ultimi ,semmai, dovrebbe ssere assegnato solo il compito di difendere e tutelare quei lavoratori ingiustamente colpiti da eventuali sanzioni (ove si dimostrasse l’errore). Tutto ciò anche per evitare l’odiosa generalizzazione fatta sulla scarsa volontà ed efficienza dei pubblici dipendenti , molti dei quali svolgono per intero il proprio dovere vessati dai “politici e superiori” inetti che scaricano sui volenterosi (e solo su quelli ) le loro frustrazioni e incapacità. Avviene spesso, infatti, che per colpa dei “capi”, poco saggi o deboli con i forti e devastanti con i deboli, i migliori devono sobbarcarsi anche il lavoro dei fannulloni, coperti da norme e leggine fatte per tutelare i casi “umani” ed eccezionali ma che finiscono per essere utilizzate solo dai più “furbi” e “raccomandati”   

                                                                      Gioacchino MICELI 

                                               Vice Presidente del CIRCOLO DELLA LIBERTA’

                                                                           Conversano (BA) 

A proposito di “MERITOCRAZIA”ultima modifica: 2007-06-22T02:05:00+00:00da mottolanico
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